Aria sottile

Krakauer descrive in modo indimenticabile la fatica di esistere e ancor più di muoversi a 8000 metri. E’ un acuto esaminatore dell’ascetismo masochistico che spinge gli alpinisti; sa che per voler salire sull’Everest bisogna avere una buona dose di follia. La sua storia contiene quella che deve essere l’essenza dell’inferno: l’infinita capacità delle cose di divenire peggiori di quello che temi. Il libro di Krakauer è un esame spietato di quello che avrebbe potuto essere l’ascensione del maggio 1996. L’autore solleva la questione della sicurezza delle spedizioni composte da alpinisti inesperti ma danarosi e mette in discussione le decisioni prese da tutti coloro che si trovarono sulla vetta in quel giorno, compreso se stesso. Il venire a contatto con situazioni così estreme come quelle affrontate dall’autore e dai suoi compagni ha messo in luce le domande senza tempo sui varoli personali e sulle priorità della vita. Di fronte a questa tragedia, sicuramente non necessaria, il lettore è lasciato solo a meditare sulle risposte appropriate.
(source: inmondadori_it.com)

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