C’e un evento chiave nella storia di Auschwitz. Il 12 maggio del 1942, un convoglio da Sosnowiec scarica 1500 ebrei che, per la prima volta, non vengono ne internati, ne selezionati per le squadre di lavoro, ne picchiati o freddati con un colpo di pistola. Vengono inviati direttamente alle camere a gas. Cosi si compie il destino di Auschwitz: non piu un campo di concentramento ne di lavoro coatto, ma una colossale macchina progettata per l’annientamento sistematico di esseri umani. Attraverso le testimonianze dei sopravvissuti e dei carnefici, Il regno di Auschwitz descrive questa tragica parabola, fino all’evacuazione del gennaio 1945. Nessuno sa quanti abbiano perso la vita dietro quel filo spinato. E nessuno lo sapra mai, visto che i nazisti bruciarono tutti i documenti abbandonando Auschwitz, rendendo incalcolabile il numero effettivo delle vittime. Il comandante del campo Rudolf Hoss, processato dopo la guerra, si dichiaro responsabile dell’eliminazione di due milioni e mezzo di persone, piu «un altro mezzo milione di morti per fame e malattie». Poi pero aggiunse: «Non ho mai saputo il numero complessivo e non ho modo nemmeno di stimarlo». Ma, per quanto suoni terribile dirlo, il punto non e quanti ebrei siano stati uccisi. Il punto e che l’obiettivo era ucciderli tutti. È questo che definisce il genocidio. Vernichtung, annientamento. E Auschwitz ne e il simbolo, il piu eloquente di tutti, perche piu di tutti gli altri campi dette il suo spaventoso contributo alla Soluzione Finale. È per questo che la storia umana puo solo dividersi in un prima e un dopo Auschwitz.