Peter Altenberg apparve nella Vienna fine secolo come una strana pietra caduta dal cielo, ma composta di materiale affine al terreno su cui era capitata. Karl Kraus e Hugo von Hofmannsthal, allora giovanissimi e gia del tutto opposti, concordarono pero subito nel riconoscerlo e onorarlo: entrambi sentirono fin dall’inizio il suono giusto di Altenberg, nei suoi vividi schizzi, nei suoi romanzi che durano pochi secondi, nelle sue arabescate divagazioni, nel suo «stile telegrafico dell’anima». I libri di Altenberg si presentavano come la somma di tanti foglietti, per lo piu vergati rapidamente al caffe, che dovevano contenere altrettanti «estratti di vita». Il dono piu evidente che mostravano era l’immediatezza, la capacita di evocazione istantanea. Ma era solo una certa vita, certi luoghi, certe scene, certi personaggi che facevano vibrare quella prosa: un lungolago abbandonato o il giardino di un caffe concerto, una bambina stupenda e annoiata accanto ai genitori, un pianoforte che suona dietro una finestra aperta, una soubrette dalla inesplicabile grazia, una conversazione fatta di inezie che sottintendono cose terribili, un punto del Prater, la fotografia di una ragazzina nuda… In tutto questo Altenberg riconosceva quella zona della vita a cui egli stesso totalmente apparteneva: il suo eccesso inutile, la sua schiuma iridata. Come eterno feticista e cantore di «quella» vita, che sempre piu minacciava di essere soffocata dallo «strisciante ‘necessario’», Altenberg sedeva per ore al caffe, lanciava fulmini di condanna ed enormi insolenze, si confidava con vetturini e prostitute, adorava fanciulle che dovevano restare mute per non guastare l’incanto. Chi lo conobbe, chi lo ammiro in quegli anni – e non solo Kraus e Hofmannsthal, Polgar e Loos, dei quali pubblichiamo qui le memorabili testimonianze, ma anche Alban Berg, che mise in musica alcune «cartoline illustrate» di Altenberg – ci ha lasciato di lui immagini di una eccentrica grandiosita. «Non c’e punto fermo migliore di questa inattendibilita» scriveva Kraus. Nella costellazione della «Vienna del linguaggio», Altenberg e l’elemento piu imprevedibile e stravagante, lo scrittore che non sondava alcuna «crisi dei fondamenti» se non quella della vita stessa, di cui sempre si mostro eccessivamente innamorato, come soltanto puo un «invalido della vita», tarlato dall’ipocondria e dall’angoscia. Ma la sua voce affascino totalmente i suoi celebri amici, e continua ad affascinarci oggi, come quella di una irriducibile infanzia. Hofmannsthal lo avverti: «Sentirsi bambini, comportarsi come bambini e l’arte commovente degli uomini maturi».