Le parole della nostra storia

Il greco si annida anche la dove meno ce lo aspetteremmo. Basti pensare, per esempio, alla parola «attimo», che pronunciamo ogni giorno, e che probabilmente ha alle spalle atomos, usato gia da Aristotele nel senso di una «frazione di tempo indivisibile». Aveva dunque buon gioco Percy Shelley nel dichiarare, a inizio Ottocento: «Siamo tutti greci. Le nostre leggi, la nostra letteratura, la nostra religione, le nostre arti hanno le loro radici in Grecia». Ma e proprio cosi? O la nostra sensazione di intimita con questi antenati e fuorviante? E la casa dei greci e davvero confortevole? Non c’e nulla di perturbante in quelle antiche stanze? Con stile brillante e tono colloquiale Giorgio Ierano ci guida alla scoperta di quella che non e affatto un’eredita racchiusa in uno scrigno prezioso di cui noi siamo i fedeli e pacifici custodi, ma un percorso accidentato e labirintico, in cui le parole greche sono state giocate su diversi piani e nei modi piu imprevedibili. Un’indagine che investe il lessico dell’anima (da «psiche» a «eros»), del sacro (da «Cristo» a «teologia»), della cultura (da «filologia» a «scuola»), e della politica (da «democrazia» a «economia»), fino a un termine tornato drammaticamente in auge in tempi recenti, «epidemia». Attraverso riletture illuminanti, storie e interpretazioni inedite, l’autore racconta le vicende di forzature e riscoperte, contaminazioni e metamorfosi che si perdono nel vortice caotico della storia. E, parlando degli antichi, parla anche un po’ di noi, di quel «noi» che siamo, o che vorremmo essere.

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