La scuola s’è rotta

«Caro don Lorenzo, sono passati quanti anni dalla lettera che mi hai inviato? Il mondo e cambiato mille volte da allora. Eppure io mi ritrovo a insegnare nella scuola dei tuoi poveri Gianni, sempre piu distinti dai ricchi Pierini. Non a Barbiana, bensi in una periferia palermitana. Quaranta anni fa ci avevi convinti tutti. Noi insegnanti e quelli che decidono. Avevamo capito la tua lezione. Ci abbiamo provato a fare una scuola migliore. E l’avevamo fatta, lasciamelo dire, prima che arrivasse questo disastro».
«Egregio Ministro, dira lei: non ne posso piu di sentirvi, voi insegnanti. Si consoli, non e da solo: molti lo stanno gia dicendo insieme a lei, che si son stufati di sentirci. Eppure, non demordo. Ci sono due tipi di alunni svogliati: quelli che a furia di rimproveri continuano imperterriti a rifiutare qualunque invito alla responsabilita e quelli invece che, sentendosi ripetere sempre la stessa cosa, alla fine rinsaviscono per sfinimento. Voglio essere ottimista, annoverare lei tra i secondi e prenderla per sfinimento».
«Caro Tony T., il Primo degli Ultimi. Cosi dicevi contento e soddisfatto. *« Proessore, sugnu u primu d’i peggiu da scola, ma sugnu puru u cchiu beddu i tutti»* (Sono il primo dei peggiori della scuola, ma sono anche il piu bello di tutti). Tu sei quello su cui ho pianto piu di tutti gli altri e ancora mi ritrovo a piangere nonostante siano trascorsi¿ quanti anni? Si, quattro anni. Trovare una tua lettera nella cassetta della posta e davvero l’ultima delle cose che mi sarei aspettata. Intanto non c’era il mittente. Furbo tu, eh? Anche perche, in effetti, «Tony T., cella 46, carcere Pagliarelli, Palermo» non fa proprio un bell’effetto, esibito su una busta».

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