Tutti i lettori sanno bene che le storie narrate dagli scrittori portano sempre in tempi che non si sono vissuti e in luoghi che non si conosceranno mai. Cio vale in modo estremo per *Paese dalle ombre lunghe* che, grazie al funambolismo mimetico della voce che narra, addirittura *situa* il lettore, direttamente, fin dal primo rigo, fra gli *inuit* , gli eschimesi del Nord, in un luogo del pianeta oltre il quale non c’e piu pianeta. *Top of the World* e infatti il titolo originale del libro, pubblicato nel 1950, letto da milioni di persone in tutto il mondo, con una celebre versione cinematografica nel 1960, protagonista Anthony Quinn. È la storia di Ernenek e Asiak, che vivono, si amano diventano genitori e muoiono scoprendo tutto come se fosse la prima volta al mondo, un istante prima dell’arrivo della civilta occidentale, in un luogo violento e ingenuo dove la legge che comanda e quella della natura, una natura che non risparmia nessuno. «In quella zona la vita puo solo essere carnivora. L’orso e la maggior preda dell’uomo. L’uomo e la maggior preda dell’orso. Qui, non si sa ancora quale dei due sia la perla del creato». Il giorno e la notte durano mesi, le tempeste sottomarine innalzano forme che sembrano rovine pietrificate, il vento rovescia le slitte e sposta i cani, a cui vengono limate le zanne per evitare che, rivoltandosi, possano sbranare l’uomo e i suoi cuccioli. Eppure si dorme tutti insieme negli igloo, costruiti sempre uguali ovunque sia necessario, anche al buio, in fretta e a memoria, contro la furia del vento e la morsa del gelo. Dentro, gli uomini e le donne si parlano senza dover urlare, mangiano, dormono, finalmente, e si fanno magari «due risate», magari gli uni con le mogli degli altri, perche cosi e giusto e cosi si fa da sempre… La salvezza a queste latitudini della civilta e del pianeta e non pensare al futuro piu di quanto si pensi al passato, dice il narratore, si vive «in un presente eterno». Il mondo e giovane, gli esseri umani «schietti, allegri e crudeli».