{"id":12890,"date":"2025-09-05T14:20:33","date_gmt":"2025-09-05T12:20:33","guid":{"rendered":"https:\/\/malamaur.it\/index.php\/2025\/09\/05\/felicita-2\/"},"modified":"2025-09-05T14:20:33","modified_gmt":"2025-09-05T12:20:33","slug":"felicita-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/malamaur.it\/index.php\/2025\/09\/05\/felicita-2\/","title":{"rendered":"Felicit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 un classico avvio berberoviano quello di &#8220;Felicit\u00e0&#8221;, ultimo romanzo di Nina Berberova, ritrovato inedito ma compiuto alla sua morte. Si apre su una stanza del &#8220;Grand H\u00f4tel&#8221; nella Parigi degli anni trenta, col suicidio di Sam Adler, un violinista ebreo russo, emigrato in America. Poi, lentamente, svela la fondamentale solitudine di una donna, Vera Jur&#8217;evna, anche lei russa, emigrata a Parigi; ombra infelice di un marito da sempre malato, amica d&#8217;infanzia di Sam. Classicamente berberoviano, e cio\u00e8 scarno e imperioso, \u00e8 il richiamo del passato. Accanto al cadavere solo un nome, quello di Vera, e il suo indirizzo. Cos\u00ec di fronte al cadavere di Sam, &#8220;come sullo schermo nero del camino si srotola la pellicola di un&#8217;infanzia che Vera non ha avuto modo di raccontare a nessuno&#8221;. Ritroviamo Pietroburgo 1912-18, la stanza dove Sam e Vera fecero amicizia, il chiarore interminabile delle estati quando non c&#8217;era modo che loro due si separassero, il sogno di fare dell&#8217;amico un prigioniero, il ricordo della madre la cui anima Vera credeva fatta della materia e del colore di una perla, poi il passaggio della rivoluzione e, infine, il silenzio. &#8220;San Pietroburgo si era tacitata: i tram non funzionavano, l&#8217;erba era cresciuta tra le fessure di granito; si era tacitato il mondo di cui qui non giungeva nessuna eco. Si era tacitata Vera&#8221;. Berberoviano \u00e8 quel restituirci filo a filo l&#8217;ordito quotidiano di solitudini immense, la presenza di Aleksandr Al&#8217;bertovic, il triste sentimento che spinge Vera a sposarlo, a seguirlo fino a Parigi. &#8220;Immagina un appartamento piccolo-borghese di Pietroburgo. Il crepuscolo. Il gelo. In lui c&#8217;era qualcosa di straniero. No, non riesco a spiegartelo&#8221;. E il tempo. Quel tempo che si dondola fuori dalla finestra come un mare morto, nella ripetizione nobile e inutile dei giorni e dei gesti; nell&#8217;attesa di una morte che &#8211; lo avrebbe confessato anche al primo venuto &#8211; lei desiderava, e di fronte alla quale ha un gesto appena: chiude il libro che stava leggendo per lui e si alza, un attimo prima che si spenga la vita stessa, la sua. E per\u00f2, come la Sacha di &#8220;Alleviare la sorte&#8221;, Vera risente in quell&#8217;esistenza tetra e indebolita qualcosa che contro tutti rinasce, anche se parte confuso da un infinito intorno a cui giriamo, giriamo senza vederlo. E riprende Vera a passeggiare, a prender treni. Scopre Nizza e un altro uomo, Karelov, n\u201a peggio n\u201a meglio di tanti altri; e perci\u00f2 tale da renderla felice perch\u00e9 &#8220;anche lei era come tutti, era nessuno&#8221;. Cos\u00ec dopo Sonecka ne &#8220;L&#8217;Accompagnatrice&#8221; (&#8220;A diciott&#8217;anni avevo finito gli studi al Conservatorio. Non ero intelligente e neppure bella; non possedevo qualit\u00e0 eccezionali. Insomma non ero niente&#8221;), dopo Ljudmila L&#8217;vovna Evgenij e Alja ne &#8220;Il Male nero&#8221; (&#8220;Quando studiano da Olga Osipovna non avevo tempo per leggere, ero costretta a guadagnarmi da vivere, a combattere, non ero tipo da libri. Non sono una persona istruita, non so nulla&#8221;), dopo la gi\u00e0 citata Sacha, nell&#8217;assenza di &#8220;bellezza, istruzione e talento&#8221;, nell&#8217;esilio ingrigito e miserabile della Parigi della prima ondata di emigrazione russa si consuma la verit\u00e0 dimessa, inosservata, raso muro di un&#8217;altra anima berberoviana e la bellezza disadorna e solenne della sua scrittura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 un classico avvio berberoviano quello di &#8220;Felicit\u00e0&#8221;, ultimo romanzo di Nina Berberova, ritrovato inedito ma compiuto alla sua morte. Si apre su una stanza del &#8220;Grand H\u00f4tel&#8221; nella Parigi degli anni trenta, col suicidio di Sam Adler, un violinista ebreo russo, emigrato in America. 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