{"id":36050,"date":"2025-09-08T12:14:29","date_gmt":"2025-09-08T10:14:29","guid":{"rendered":"https:\/\/malamaur.it\/index.php\/2025\/09\/08\/le-gratitudini\/"},"modified":"2025-09-08T12:14:29","modified_gmt":"2025-09-08T10:14:29","slug":"le-gratitudini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/malamaur.it\/index.php\/2025\/09\/08\/le-gratitudini\/","title":{"rendered":"Le gratitudini"},"content":{"rendered":"<p>Michka sta perdendo le parole. Ora che le lettere e i suoni si agitano nella sua testa in un turbinio incontrollabile, l&#8217;anziana signora deve arrendersi all&#8217;evidenza: ha bisogno di un nuovo inizio. Anche se questo significa scendere a patti con un&#8217;esistenza a met\u00e0. Nella casa di riposo in cui si trasferisce, a Michka rimangono le visite di Marie, un&#8217;ex vicina che da bambina passava molto tempo con lei, e le sedute settimanali con J\u00e9r\u00f4me, un giovane ortofonista che la aiuta a ritrovare le parole. Saranno proprio loro a permetterle di realizzare un ultimo, importante desiderio: dire \u00abgrazie\u00bb a chi, tanti anni prima, comp\u00ed il gesto pi\u00fa coraggioso. Quello che le salv\u00f2 la vita.<br \/>\nMichka sta perdendo le parole. Proprio lei, che per tutta la vita \u00e8 stata correttrice di bozze in una grande rivista, lei che al caos del mondo ha sempre opposto una parola gentile, ora non riesce pi\u00fa a orientarsi nella nebbia di lettere e suoni che si addensa nella sua testa. E cos\u00ed adesso Michka vive in una residenza per anziani. A dire il vero, se non fosse stato per quelle parole birichine e qualche trascurabile intoppo nelle attivit\u00e0 quotidiane, sarebbe rimasta volentieri nel suo accogliente appartamento parigino. Ma \u00e8 meglio cos\u00ed: qui riceve assistenza continua, e poi non voleva che Marie, l&#8217;ex vicina a cui ha fatto da seconda madre, si preoccupasse tanto per lei. E allora biscottini, sonnellini, uscitine, passettini: Michka si piega, con una certa riluttanza, al ritmo fiacco delle giornate \u00abda vecchia\u00bb, alle stravaganze degli altri \u00abresistenti\u00bb, ai sogni infestati dalla temibile direttrice. Confinata nella sua stanzetta asettica, sempre pi\u00fa fragile e indifesa, a Michka non resta che consolarsi con le visite di Marie e le chiacchierate con J\u00e9r\u00f4me, il giovane ortofonista che lavora nella casa di riposo. Il ragazzo, infatti, ha ceduto presto alla tenera civetteria della sua paziente discola &#8211; gli esercizi per il linguaggio \u00abla sfioriscono\u00bb -, che vuole solo raccontare e farsi raccontare. A poco a poco, per\u00f2, le parole si fanno pi\u00fa rare, barcollanti, e, anche se non ha perso il senso dell&#8217;umorismo, Michka \u00e8 consapevole di non poter deviare l&#8217;inesorabile corso degli eventi. Ed \u00e8 proprio per questo che vorrebbe realizzare un ultimo, importante desiderio: ringraziare la famiglia che l&#8217;accolse durante la guerra e che di fatto le salv\u00f2 la vita. Saranno Marie e J\u00e9r\u00f4me ad aiutarla, perch\u00e9 anche loro conoscono il valore inestimabile di un semplice \u00abgratis\u00bb, come direbbe Michka. Dopo *Le fedelt\u00e0 invisibili* , Delphine de Vigan prosegue il suo viaggio al cuore dei sentimenti, regalandoci un intenso romanzo a pi\u00fa voci, scritto con quella grazia e quella delicatezza capaci di toccare le corde pi\u00fa profonde del cuore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Michka sta perdendo le parole. Ora che le lettere e i suoni si agitano nella sua testa in un turbinio incontrollabile, l&#8217;anziana signora deve arrendersi all&#8217;evidenza: ha bisogno di un nuovo inizio. Anche se questo significa scendere a patti con un&#8217;esistenza a met\u00e0. 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