{"id":36360,"date":"2025-09-08T13:04:53","date_gmt":"2025-09-08T11:04:53","guid":{"rendered":"https:\/\/malamaur.it\/index.php\/2025\/09\/08\/la-fine-del-secolo-americano\/"},"modified":"2025-09-08T13:04:53","modified_gmt":"2025-09-08T11:04:53","slug":"la-fine-del-secolo-americano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/malamaur.it\/index.php\/2025\/09\/08\/la-fine-del-secolo-americano\/","title":{"rendered":"La fine del secolo americano"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui l&#8217;America governava il mondo. Un&#8217;epoca in cui la \u00abnazione indispensabile\u00bb &#8211; secondo la celebre definizione di Madeleine Albright &#8211; esercitava la propria egemonia sui quattro angoli della terra. Era il Secolo americano, l&#8217;et\u00e0 della forza militare e del potere della diplomazia, dell&#8217;ottimismo, della fiducia nella pace e nella prosperit\u00e0 perpetue. Certo, non era l&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro. C&#8217;erano la guerra fredda e l&#8217;incubo della minaccia nucleare, la \u00abpolitica del contenimento\u00bb e l&#8217;ossessione anticomunista, la Nuova Frontiera e il Watergate. E poi c&#8217;era il Vietnam, monumento all&#8217;incapacit\u00e0 di capire il mondo che si pretendeva di guidare. Nel Secolo americano, il meglio era inseparabile dal peggio. Poi tutto \u00e8 cambiato e la *Pax Americana* si \u00e8 dissolta, insieme al Muro di Berlino e all&#8217;equilibrio bipolare. Sono arrivati il crollo delle Torri gemelle, la guerra in Iraq e la crisi economica; e gli Stati Uniti hanno iniziato a ritirarsi dal palcoscenico internazionale e a \u00abgestire\u00bb il proprio declino.<br \/>\nQuesto, per George Packer, \u00e8 stato il Secolo americano, un mix di grandezza e arroganza, di innocenza e cecit\u00e0. Un&#8217;epoca di contraddizioni profonde, che in Richard Holbrooke, diplomatico del dipartimento di Stato e ambasciatore presso le Nazioni Unite, ha trovato la sua espressione pi\u00f9 emblematica.<br \/>\nBrillante, egocentrico e sicuro di s\u00e9, per oltre quarant&#8217;anni vicino al potere ma sempre a un passo dall&#8217;esercitarlo concretamente, Holbrooke \u00e8 stato l&#8217;artefice dell&#8217;unica vittoria della diplomazia americana nell&#8217;\u00e8ra post-guerra fredda, i negoziati di Dayton che hanno sancito la fine della guerra nei Balcani. E ha tentato, oltre un decennio pi\u00f9 tardi, di sanare le ferite dell&#8217;11 settembre portando la pace in Afghanistan. Un obiettivo, questo, che ha perseguito con ostinazione e protervia, arrivando forse a un soffio dal successo e, quindi, dalla grandezza degna dei libri di storia che disperatamente agognava.<br \/>\nFigura tragica, shakespeariana, mossa da un&#8217;ambizione smodata che non ha risparmiato tradimenti e crudelt\u00e0 nemmeno ai familiari e agli amici pi\u00f9 cari, Holbrooke ha rappresentato il coraggio e la generosit\u00e0, gli eccessi e la tracotanza dell&#8217;America. Con questo libro Packer ci consegna il ritratto nostalgico di un&#8217;\u00e9lite che ha smarrito se stessa e di una nazione che ha rinunciato al proprio sogno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui l&#8217;America governava il mondo. Un&#8217;epoca in cui la \u00abnazione indispensabile\u00bb &#8211; secondo la celebre definizione di Madeleine Albright &#8211; esercitava la propria egemonia sui quattro angoli della terra. 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