{"id":38124,"date":"2025-09-08T13:40:01","date_gmt":"2025-09-08T11:40:01","guid":{"rendered":"https:\/\/malamaur.it\/index.php\/2025\/09\/08\/il-ghetto-interiore\/"},"modified":"2025-09-08T13:40:01","modified_gmt":"2025-09-08T11:40:01","slug":"il-ghetto-interiore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/malamaur.it\/index.php\/2025\/09\/08\/il-ghetto-interiore\/","title":{"rendered":"Il ghetto interiore"},"content":{"rendered":"<p>Vicente Rosenberg arriva in Argentina nel mese di aprile del 1928 con pochissimi soldi in tasca e una lettera di raccomandazione di suo zio per la Banca di Polonia a Buenos Aires. Ma ben presto, anzich\u00e9 diventare impiegato di banca, diventa un giovanotto argentino non ricco ma fascinoso, capace di arrangiarsi con affarucci pi\u00fa o meno equivoci. Impara a ballare il tango, comincia a frequentare le milonga, conosce Rosita, la sua futura moglie. La Polonia \u00e8 lontana, cos\u00ed come lontano \u00e8 il quartiere della sua infanzia, Chelm, dove tutti parlavano yiddish. Remoti anche i giorni trascorsi nell\u2019esercito polacco come giovanissimo ufficiale, un\u2019esperienza utile soltanto ad armarsi di quel senso di superiorit\u00e0 che gli permette di atteggiarsi a dandy con la massima disinvoltura. Del resto, che cosa conta essere ebrei, polacchi o persino argentini dinanzi all\u2019assoluta libert\u00e0 di vivere senza essere definiti in base a un\u2019identit\u00e0, un\u2019etnia, una religione? Agli inizi del 1940 Vicente \u00e8 ancora giovane e bello, ama ancora Rosita, \u00e8 diventato padre di famiglia, ha aperto un negozio dove vendere i mobili del suocero, e nessuno pi\u00fa lo chiama Wincenty, tutti lo chiamano Vicente. Un giorno, per\u00f2, riceve da Varsavia una lettera della madre che comincia con \u201cCaro Wincenty\u201d. Racconta che gli occupanti tedeschi hanno appena costruito un muro per segregare tutti gli ebrei che abitano nei vari quartieri della citt\u00e0. La loro casa \u00e8 compresa ormai in un ghetto di tre chilometri quadrati nel quale vivono, accatastati gli uni sopra gli altri, quattrocentomila persone in pochi isolati. Alla lettera seguono altre lettere, sempre pi\u00fa drammatiche. Dicono dell\u2019impossibilit\u00e0 di sopravvivere in quelle condizioni e si concludono sempre con una struggente richiesta di aiuto. Da quel momento l\u2019esistenza di Vincente muta radicalmente. Diventa quella che non \u00e8 mai stata, la nuda vita di Wincenty, non pi\u00fa il bambino, adulto, polacco, soldato, ufficiale, studente, marito, padre, argentino, venditore di mobili, ma l\u2019ebreo, soltanto l\u2019ebreo Wincenty che assiste impotente al dolore delle persone che ama nel silenzio, nel ghetto interiore dei suoi pensieri assediati dall\u2019inesprimibile. Accolto al suo apparire in Francia da un entusiastico e unanime favore della critica, *Il ghetto interiore* illumina uno dei pi\u00fa terribili crimini dell\u2019antisemitismo e di ogni tirannia: confinare gli esseri umani in un\u2019identit\u00e0 tale da privarli della possibilit\u00e0 di poter essere altro, in cui consiste propriamente la libert\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vicente Rosenberg arriva in Argentina nel mese di aprile del 1928 con pochissimi soldi in tasca e una lettera di raccomandazione di suo zio per la Banca di Polonia a Buenos Aires. 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