{"id":8992,"date":"2025-09-05T14:05:39","date_gmt":"2025-09-05T12:05:39","guid":{"rendered":"https:\/\/malamaur.it\/index.php\/2025\/09\/05\/la-banda-sacco\/"},"modified":"2025-09-05T14:05:39","modified_gmt":"2025-09-05T12:05:39","slug":"la-banda-sacco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/malamaur.it\/index.php\/2025\/09\/05\/la-banda-sacco\/","title":{"rendered":"La banda Sacco"},"content":{"rendered":"<p>\u00abMa c\u2019era la mafia\u00bb \u2013 \u00abEccome, se c\u2019era!\u00bb: a chiusura di capitolo e, a seguire, subito dopo, ad apertura di capitolo, come in una ntruccatura, in una concatenazione tra ottave siciliane. La sensazione \u00e8 quella di una voce che racconta, sgraffiando le parole nell\u2019aria e modulandole alla maniera di un cantastorie che, sul prospetto di un cartellone dipinto, va narrativizzando, riquadro dopo riquadro, la declamazione larga e sonora della vicenda. Ed \u00e8 dentro questa simulazione di un genere popolare che si aggiorna il modello giudiziario della manzoniana Storia della Colonna Infame, con il suo andar contro le inchiostrature del romanzesco e porsi dietro il dorso delle cose, mescolando racconto e riflessione, dettagli e postille critiche: sempre stringendosi ai fatti, interrogando le contraddizioni dei \u00abdocumenti\u00bb, siano essi forniti dalle confessioni estorte con i ricatti e le violenze, dalle deposizioni dei presunti testimoni, da un memoriale, o dai risultati processuali; nella convinzione che la verit\u00e0 sfugge dietro l\u2019angolo e viene affatturata dagli accusati che si fanno accusatori, dai causidici, dai metodi d\u2019indagine talvolta barbarici, dal disporsi della giustizia da una parte e della politica dalla parte opposta.<br \/>\nCostante \u00e8, in questo racconto reale, il paesaggio di una Sicilia rurale: le pietraie, le fratte rocciose, i pascoli; la magia botanica dei pistacchieti con i loro fiori unisessuali, le promesse di notti arabe del sambuco che tra le foglie nasconde le cantaridi, le cantilene degli stagionali che hanno gi\u00e0 attraversato le scene \u00abcampestri\u00bb di Pirandello. All\u2019inizio, nel secondo Ottocento, c\u2019\u00e8 il patriarca Luigi Sacco, bracciante d\u2019ingegno e passione. Vengono poi i discendenti, grandi lavoratori tutti, e socialisti, tra emigrazione transoceanica e chiamata alle armi nella Grande Guerra, malversazioni e canaglierie di rozzi capimafia con alle spalle pupari altolocati, che prosperano nella latitanza dello Stato e sanno come avvantaggiarsi nella tragica notte del fascismo, nonostante il pugno di ferro del prefetto Mori (e grazie ad esso, anzi) che seppe abbattersi anche sui comuni oppositori politici. I cinque fratelli Sacco conoscono la disperazione a vivere in un regime di mafia. Si danno alla latitanza. Si sentono investiti di un ruolo di supplenza nella lotta (armata) contro i persecutori mafiosi. Diventano giustizieri solitari, nel silenzio ottuso dell\u2019omert\u00e0: cittadini esl\u00e8gi di uno Stato che non ha saputo garantirli. Vengono arrestati, processati, e inventati come \u00abbanditi\u00bb e predoni d\u2019assalto. In carcere conoscono l\u2019antifascismo. Incontrano Umberto Terracini e incrociano Gramsci.<br \/>\nIl succo della storia, di questo western nostrano di onest\u2019uomini indotti e costretti a farsi vendicatori, \u00e8 di declinazione manzoniana: \u00abI provocatori, i soverchiatori, tutti coloro che, in qualunque modo, fanno torto altrui, sono rei, non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano gli animi degli offesi\u00bb. (Salvatore Silvano Nigro)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abMa c\u2019era la mafia\u00bb \u2013 \u00abEccome, se c\u2019era!\u00bb: a chiusura di capitolo e, a seguire, subito dopo, ad apertura di capitolo, come in una ntruccatura, in una concatenazione tra ottave siciliane. 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