{"id":9340,"date":"2025-09-05T14:06:54","date_gmt":"2025-09-05T12:06:54","guid":{"rendered":"https:\/\/malamaur.it\/index.php\/2025\/09\/05\/leopardi\/"},"modified":"2025-09-05T14:06:54","modified_gmt":"2025-09-05T12:06:54","slug":"leopardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/malamaur.it\/index.php\/2025\/09\/05\/leopardi\/","title":{"rendered":"Leopardi"},"content":{"rendered":"<p>Al principio della sua vita, Giacomo Leopardi era felice. Nell&#8217;infanzia, gioia, furia, \u00aballegrezza pazza\u00bb riempivano le sue giornate. Era amato e ammirato dai fratelli. Il padre Monaldo pareva uscito da un&#8217;opera buffa: chiacchierone, bizzarro, paradossale, del tutto inetto a sopportare la realt\u00e0. La bellissima madre Adelaide non baciava i figli, non dava carezze, ma Monaldo fu per Giacomo padre e madre insieme, con una tenerezza grandiosa e assorbente. L&#8217;immensa biblioteca era il centro della vita familiare; Giacomo vi vedeva riflessi l&#8217;ordine e l&#8217;armonia dell&#8217;universo; ogni cosa aveva un senso. Poi l&#8217;infelicit\u00e0 piomb\u00f2 su di lui. Cosa accade a Leopardi nel cuore della sua giovinezza? Un \u00absistema di malattie\u00bb si impadronisce del suo organismo. Giacomo non sente pi\u00f9 n\u00e9 la natura n\u00e9 la bellezza; il sentimento, l&#8217;entusiasmo si dileguano; l&#8217;infelicit\u00e0 umana \u00e8 irrimediabile. Non gli resta che sopportare: arte in cui diventa, in pochi anni, un maestro. Ma la sua mente \u00e8 innamorata delle contraddizioni, dei rovesciamenti e degli sdoppiamenti. Cos\u00ec, continua a ricercare la felicit\u00e0, pur sapendo che \u00e8 un&#8217;impresa disperata. La insegue nel piccolo, accogliente mondo aristocratico-borghese di Bologna; a Pisa, nella tenue aria primaverile; a Firenze, tra le luci autunnali del lungarno; tra i gelati, le pasticcerie e i panorami di Napoli. Vive quasi tutto il resto della sua vita celando i dolori, le angosce, la desolazione, le passioni, la solitudine, il dono di essere un genio immenso. Leopardi non conosceva i tempi e i luoghi moderni, non apparteneva a nessuna epoca, n\u00e9 a quella presente n\u00e9 a quella passata. Era a casa dappertutto e da nessuna parte. Questa radicale estraneit\u00e0 gli permise di comprendere come nessun altro il diciannovesimo e il ventesimo secolo, la societ\u00e0 borghese e quella di massa. Se leggiamo lo Zibaldone , lampi ci richiamano di continuo alla memoria Nietzsche, Spengler, Adorno. Senza saperlo, Leopardi ci parla di Flaubert, di Kafka, di Musil, di Gadda, di tutti gli scrittori novecenteschi votati alla \u00abdisperazione placida\u00bb, all&#8217;incompiutezza, all&#8217;analisi ininterrotta, alla condizione di stranieri. Ma al di l\u00e0 dell&#8217;intelligenza e della incredibile velocit\u00e0 mentale, in ogni sua poesia echeggia una musica inesprimibile con le parole, quella facolt\u00e0 misteriosa che gli consente di far nascere sotto i nostri occhi qualcosa che non conoscevamo: la luce della luna. Pietro Citati ci conduce attraverso la vita di Leopardi fino al cuore segreto della sua opera con la stessa sicurezza e partecipazione con cui ha saputo rivelarci l&#8217;essenza di Goethe, di Tolstoj, di Kafka, di Proust. Ci sono in questo libro alcune importanti novit\u00e0 biografiche e molte letture fresche e originali. Ma c&#8217;\u00e8 soprattutto, come avrebbe voluto Leopardi, la capacit\u00e0 di immedesimarsi nello scrittore, di seguire ogni minimo impulso del testo, fino a creare una nuova opera, vibrante e appassionata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al principio della sua vita, Giacomo Leopardi era felice. Nell&#8217;infanzia, gioia, furia, \u00aballegrezza pazza\u00bb riempivano le sue giornate. Era amato e ammirato dai fratelli. Il padre Monaldo pareva uscito da un&#8217;opera buffa: chiacchierone, bizzarro, paradossale, del tutto inetto a sopportare la realt\u00e0. 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